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In memoria del Prof. Franco Rizzi – Fondatore e Segretario Generale di UNIMED

Un anno dopo la prematura scomparsa del Prof. Franco Rizzi, Segretario Generale e Fondatore di UNIMED, stiamo continuando a portare avanti il suo impegno in favore della Comunità Accademica del Mediterraneo e dei giovani. La testimonianza che il Prof. Franco Rizzi ci ha lasciato nel corso dei 25 anni di impegno in UNIMED rappresenta per noi una costante guida e incoraggiamento. Non è facile portare avanti questo grande senso di assenza ma abbiamo compreso, giorno dopo giorno, che il suo impegno continua e si rinnova attraverso le nostre attività, le vostre attestazioni di stima, i riconoscimenti che otteniamo e grazie anche ai tanti amici di UNIMED presenti in tutto il mediterraneo.

Un anno dopo la scomparsa del Prof. Franco Rizzi, UNIMED vuole ricordarlo attraverso le sue parole.

Quando cadde il Muro a Berlino, nel 1989, insegnavo all’Università di Roma “La Sapienza” ed ero delegato delle relazioni internazionali. Iniziai con l’occuparmi del progetto Erasmus e in seguito, il rettore Giorgio Tecce mi dette la delega più ampia delle relazioni internazionali dell’università e la presidenza di una commissione composta dai rappresentanti di tutte le facoltà dell’ateneo. Tecce era un rettore che viveva nell’università, sapeva sempre tutto ed aveva un fiuto politico di prim’ordine. Lo incontravo quasi ogni giorno verso le 14.30 per prendere un caffè insieme e chiacchierare di varie cose che riguardavano il mio lavoro di delegato. Mi ricordo che commentavamo la caduta del Muro come un fatto epocale e fu in quella occasione che dissi che tale avvenimento avrebbe avuto i suoi effetti anche sulle università. La fine dei blocchi avrebbe rimesso in discussione molte cose nella politica e nei territori e le università ero certo non sarebbero rimaste a guardare. Mi soffermai sulla situazione dei paesi dell’est e del Mediterraneo mettendo in evidenza i contraccolpi che le università avrebbero subito da questi cambiamenti epocali e proposi di lavorare alla costituzione di una rete di università euro mediterranee capace di interpretare e sviluppare le novità che si annunziavano in campo culturale, politico e sociale.
La risposta di Tecce fu positiva. Iniziai il mio lavoro contattando l’università di Barcellona, il rettore Josep Brical, quello di Atene, Michael Stathopoulos e di Rabat, Abdellatif Ben Abdeljlil. L’accoglienza fu positiva, grazie alla quale iniziai il mio lavoro di composizione della rete che si concluse dopo due anni con la costituzione formale dell’associazione, nell’ottobre 1991, chiamata “Università del Mediterraneo” che successivamente prese il nome di UNIMED – Unione delle Università del Mediterraneo- attualmente composta da più di 90 università in rappresentanza di 21 Paesi del nord e del sud del Mediterraneo.
In quegli anni erano poche le università che possedevano degli uffici delle relazioni internazionali e – laddove esistevano – si occupavano essenzialmente dei rapporti bilaterali, mentre iniziavano già le pubblicazioni dei programmi dell’UE che inauguravano una logica diversa fondata sul multilaterale. Questa novità permise all’UNIMED di affermare sin da subito le sue competenze attraverso l’aiuto offerto agli atenei per ristrutturare i loro uffici delle relazioni internazionali secondo la logica della collaborazione multilaterale. Non possiamo dire che a 25 anni di distanza il lavoro sia terminato, anzi è in uno stato di continuo avanzamento, ma molte università manifestano una certa difficoltà ad accettare questa logica. Questa situazione è anche il frutto, a mio parere, di una visione statica che spesso contraddistingue la politica degli atenei, pensare che il loro compito si esaurisca nella missione pedagogica da una parte e nell’offrire una opportunità ai ricercatori di fare una carriera. Due aspetti importanti, non possiamo negarlo, ma certamente non esaustivi rispetto al ruolo delle università. Questo comporta la necessità che gli atenei svolgano un ruolo sociale molto più ampio di quanto a parer mio non facciano. In questo quadro la funzione di una associazione di università, come l’UNIMED, è fondamentale perché essa nasce con l’intento di superare le particolarità di ogni singolo ateneo, di mettere insieme il know-how prodotto nelle diverse istituzioni e renderlo disponibile per soddisfare le esigenze di un territorio. […] Una grande rete, un domani forse più ampia, una specie di università senza le mura in cui la circolazione del sapere e la messa in comune dei risultati della ricerca sia messa al servizio di uomini e donne. In questa grande università, grazie ai mezzi di comunicazione di cui oggi disponiamo, dobbiamo immaginare la formazione dei giovani. Essi devono poter navigare come pesci  nell’acqua e passare dal mare di Tunisi a quello Beirut, da quello di Bari a quello di Barcellona, giovani studenti che devono circolare da Parigi ad Amman, da Tampere a Marrakech. Insomma bisogna spingere la UE a fornire sempre più supporti finanziari al programma Erasmus e in generale a quelli di mobilità. In questi anni la politica ha manifestato il suo interesse sul ruolo strategico che ha la cultura anche per prevenire ogni forma dirazzismo, di terrorismo, di xenofobia, ma non sempre alle parole sono seguite i fatti, spesso abbiamo assistito a proclami, mentre le università subivano nella realtà tagli alle loro entrate. Credo che uno dei problemi maggiori che oggi si pone é di rispondere all’interrogativo: dove va il Mediterraneo?

Prof. Franco Rizzi, Fondatore e Segretario Generale dell’UNIMED

Da un estratto del libro “UNIMED – Venticinque anni di impegno per il Mediterraneo“, ottobre 2016, Lit Edizioni Srl