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“Sono corso verso il Nilo” di ‘Ala al-Aswani

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IN EGITTO TRAGICA FINE DI UNA GENERAZIONE
Recensione dell’ultimo libro di Ala al-Aswani, uscito sul Domenicale del Sole 24 Ore il 21 ottobre.

Ugo Tramballi
‘Ala al-Aswani lo ha definito “un reality”. Cioè “il racconto della realtà con un po’ d’immaginazione”. E i personaggi “sono invisibili”: nomi e cognomi inventati “ma esistono davvero”. Chi ha vissuto la rivolta di piazza Tahrir del gennaio 2011, nei giorni e nei mesi seguenti fino al suo fallimento, di quei personaggi riconosce volti e nomi reali.
“Sono corso verso il Nilo”, tradotto magistralmente da Elisabetta Bartuli e da Cristina Dozio, non è un reality. E’ meno bello di “Palazzo Yacoubian” e “Cairo Automobil Club” ma è più potente. Qualcuno lo ha paragonato a “Guerra e pace”: l’affresco di un grande fatto storico del quale è nota la fine, ciò nondimeno è letto e riletto. Nonostante la tristezza per la prevista sconfitta, la descrizione di un regime bugiardo e brutale, l’uso ipocrita della religione, la mediocrità di un popolo sottomesso, la tragica fine di una generazione.
Questo è stato Piazza Tahrir che al-Aswani ha vissuto in prima linea, e questo è ”Sono corso verso il Nilo”. Un saggio romanzato. La rivolta di piazza Tahrir, nel cuore della capitale, fu una sommossa spontanea contro la palude del regime. Il web, al-Jazeera, Cnn e le pressioni internazionali impedirono a Hosni Mubarak di usare fino in fondo la tradizionale violenza poliziesca. Di fronte al pericolo, i militari sacrificarono Mubarak, dando alla rivoluzione l’abbaglio della vittoria. Intanto l’apparato che governava l’Egitto dai tempi di Nasser, rimetteva in piedi la sua macchina della falsificazione e del consenso.
E’ la scena dalla quale entrano, escono e rientrano i protagonisti, tutti veri, a parte i nomi. Il luogo dell’azione è Il Cairo. Cadente e bellissima come sempre, se non fosse che Tahrir, la Corniche, Maspero, Talaat Harb, Al Kasr Al Aini, il ponte 6 Ottobre, sono i luoghi del massacro. Poi c’è il coro, i cairoti sintesi dell’intero Egitto. La loro natura gregaria è racchiusa in un personaggio: un ex militante comunista diventato alto funzionario del regime che lo aveva incarcerato e torturato per dieci anni. “Il popolo egiziano – dice – non si ribella e se anche si ribellasse, la sua rivoluzione fallirebbe perché gli egiziani sono dei codardi, sottomessi per natura all’autorità. Sono l’unico popolo nella storia del mondo che ha elevato i suoi re al rango di divinità e li ha resi oggetto di culto. La cultura che abbiamo ereditato dai faraoni è una cultura di totale obbedienza al sovrano. Il popolo egiziano adora i dittatori, assoggettarsi a un despota lo fa sentire al sicuro”.
L’ultima volta che ci eravamo incontrati era stato nel suo studio d’odontoiatria, alla periferia del Cairo: ‘Ala al-Aswani è dentista e scrittore. Dopo il successo di “Cairo Automobil Club” sentiva “il dovere morale e politico di scrivere un romanzo sulla rivoluzione. Lo devo fare anche se so che potrebbe costarmi”. Era l’estate del 2013 e la “rivoluzione” era già andata oltre il punto in cui finisce “Sono corso verso il Nilo”. Il generale al-Sisi stava già organizzando il golpe per esautorare il governo dei Fratelli musulmani. Era sostenuto da milioni di egiziani, compresi molti giovani di piazza Tahrir. Alla fine al-Sisi non ha fatto che riportare al potere il vecchio regime militare, ancora più brutale di quello di Mubarak.
“Abbiamo fatto una rivoluzione di cui nessuno aveva bisogno e che nessuno voleva. E siccome noi abbiamo mostrato la verità agli egiziani, loro ci odiano dal profondo del cuore”, dice un personaggio femminile che per essere stata fra “quelli di Tahrir” è arrestata, umiliata e torturata per settimane. “Non si meritano il mio sacrificio”, conclude dopo essere partita per l’esilio. ‘Ala al-Aswani ora vive negli Stati Uniti. E’ convinto che il regime di al-Sisi cadrà: “Applica le vecchie formule di potere ma in una realtà nuova”. Nemmeno lui però si sente di dire quando gli egiziani se ne accorgeranno.

‘Ala al-Aswani, “Sono corso verso il Nilo”, traduzione di Elisabetta Bartulie Cristina Dozio, Feltrinelli, Milano 2018, pagg.382, euro 18.