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Nel ricordo del Prof. Franco Rizzi, Fondatore di UNIMED

Il 15 febbraio del 2017, il prof. Franco Rizzi, Segretario Generale e fondatore di UNIMED veniva a mancare prematuramente. Il suo impegno per un Mediterraneo regione di pace e di dialogo, continua a battere il tempo del nostro lavoro, della nostra azione. Il suo insegnamento resta ancora oggi valido non solo per le ragioni che lo spinsero a creare dal nulla una realtà come UNIMED ma anche per averne dettato il suo contorno futuro. Ripubblichiamo qui un suo scritto, pubblicato nel 2016, in occasione della celebrazione dei 25 anni di UNIMED.

Abbiamo, io ed i tanti giovani e meno giovani collaboratori di UNIMED, l’onere e l’onore di portare avanti una intuizione che dopo tanti anni dalla costituzione di UNIMED mantiene ancora tutta la sua vivacità e la sua forza. Grazie all’impegno di tutti i membri, UNIMED continua a crescere in associati, progetti, collaboratori, partnership istituzionali.
Quest’anno ricorrono i trent’anni di UNIMED. Celebreremo questo importante anniversario della nostra vita associativa con varie attività e avremo modo di ricordare Franco in diverse occasioni. Di tanto in tanto capita di fermarsi e volgere lo sguardo indietro nel ricordare le mille battaglie affrontate insieme a Franco. Ma straordinariamente ci accorgiamo che è sempre davanti a noi in giro nel Mediterraneo che è il “nostro comune destino”.

Marcello Scalisi, Direttore di UNIMED

 

Quando cadde il Muro a Berlino, nel 1989, insegnavo all’Università
di Roma “La Sapienza” ed ero delegato delle relazioni internazionali.
Iniziai con l’occuparmi del progetto Erasmus e in seguito, il rettore
Giorgio Tecce mi dette la delega più ampia delle relazioni internazionali
dell’università e la presidenza di una commissione composta dai
rappresentanti di tutte le facoltà dell’ateneo. Tecce era un rettore che
viveva nell’università, sapeva sempre tutto ed aveva un fiuto politico
di prim’ordine. Lo incontravo quasi ogni giorno verso le 14.30 per
prendere un caffè insieme e chiacchierare di varie cose che riguardavano
il mio lavoro di delegato. Mi ricordo che commentavamo la caduta
del Muro come un fatto epocale e fu in quella occasione che dissi che
tale avvenimento avrebbe avuto i suoi effetti anche sulle università. La
fine dei blocchi avrebbe rimesso in discussione molte cose nella politica
e nei territori e le università ero certo non sarebbero rimaste a guardare.
Mi soffermai sulla situazione dei paesi dell’est e del Mediterraneo
mettendo in evidenza i contraccolpi che le università avrebbero
subito da questi cambiamenti epocali e proposi di lavorare alla costituzione
di una rete di università euro mediterranee capace di interpretare
e sviluppare le novità che si annunziavano in campo culturale, politico
e sociale.
La risposta di Tecce fu positiva. Iniziai il mio lavoro contattando l’università
di Barcellona, il rettore Josep Brical, quello di Atene, Michael
Stathopoulos e di Rabat, Abdellatif Ben Abdeljil. L’accoglienza fu positiva,
grazie alla quale iniziai il mio lavoro di composizione della rete
che si concluse dopo due anni con la costituzione formale dell’associazione,
nell’ottobre 1991, chiamata “Università del Mediterraneo” che
successivamente prese il nome di UNIMED – Unione delle Università
del Mediterraneo- attualmente composta da più di 90 università in
rappresentanza di 21 Paesi del nord e del sud del Mediterraneo.
In quegli anni erano poche le università che possedevano degli uffici
delle relazioni internazionali e – laddove esistevano – si occupavano
essenzialmente dei rapporti bilaterali, mentre iniziavano già le pubblicazioni
dei programmi dell’UE che inauguravano una logica diversa
fondata sul multilaterale. Questa novità permise all’UNIMED di affermare
sin da subito le sue competenze attraverso l’aiuto offerto agli
atenei per ristrutturare i loro uffici delle relazioni internazionali secondo
la logica della collaborazione multilaterale. Non possiamo dire
che a 25 anni di distanza il lavoro sia terminato, anzi è in uno stato di
continuo avanzamento, ma molte università manifestano una certa difficoltà
ad accettare questa logica. Questa situazione è anche il frutto, a
mio parere, di una visione statica che spesso contraddistingue la politica
degli atenei, pensare che il loro compito si esaurisca nella missione
pedagogica da una parte e nell’offrire una opportunità ai ricercatori
di fare una carriera. Due aspetti importanti, non possiamo negarlo,
ma certamente non esaustivi rispetto al ruolo delle università. Questo
comporta la necessità che gli atenei svolgano un ruolo sociale molto
più ampio di quanto a parer mio non facciano. In questo quadro la
funzione di una associazione di università, come l’UNIMED, è fondamentale
perché essa nasce con l’intento di superare le particolarità di
ogni singolo ateneo, di mettere insieme il know-how prodotto nelle
diverse istituzioni e renderlo disponibile per soddisfare le esigenze di
un territorio. Questa è la logica che sovrintende l’esecuzione dei progetti,
quelli di origine comunitaria o quelli che Unimed gestisce in rapporto
con altre istituzioni. Un esempio per tutti servirà a chiarire meglio
quanto sto dicendo. L’UNIMED gestisce, grazie ad un rapporto
con la Fondazione di Sardegna, 100 borse di studio, i cui beneficiari
sono studenti provenienti dalla Tunisia, Algeria e Marocco. In accordo
con le università di partenza, Tunisi, Algeri, Rabat dopo che questi
atenei hanno fatto la selezione, si è provveduto all’iscrizione di questi
studenti alle università di Cagliari e di Sassari e la borsa di studio copre
i tre anni del corso. Questi giovani, di cui una presenza femminile
importante, hanno già svolto con successo il primo anno di studio e
hanno realizzato a pieno un processo di integrazione con altri giovani
studenti e hanno contribuito, anche se in modo limitato, all’economia
dell’isola. Si tratta di guardare a questa realizzazione come ad un modello
virtuoso che può essere utile anche per la UE, oltre a costituire
materia di riflessione sul complicato problema delle migrazioni.
Mi vorrei, però, soffermare su un altro progetto, eMEDia, che l’UNIMED
realizza con le università di Sousse, di Sfax, di La Manouba
(IPSI), di Barcellona, dello IULM di Milano, di Tampere e il Ministero
dell’Istruzione tunisino.
La valenza politica e culturale di questo progetto è facilmente intuibile.
La rottura rivoluzionaria in Tunisia ha fatto venire a galla molti
problemi, tra questi quelli legati alla libertà di stampa e alla necessità
di rimodernare l’offerta didattica nel settore dei media che il regime di
Ben Ali si era guardato bene di curare. Gli studenti che un giorno sarebbero
diventati dei giornalisti dovevano imparare, secondo la logica
del dittatore, come scrivere articoli che esaltassero l’azione del governo
e del suo capo. Gli esempi possono moltiplicarsi, quello che è importante
è mettere in valore la logica che sottende l’azione dell’UNIMED,
che potremo riassumere nella sua capacità di essere rimasta
sem-pre al servizio delle università senza appartenere a nessun ateneo.
È una associazione che in questi 25 anni ha costruito occasioni di
dialogo tra le due rive del Mediterraneo, avendo dovuto superare
non poche dif-ficoltà, come ognuno può immaginare, ma sempre con
la combattività di coloro che sanno di lavorare per una causa giusta.
Nel Mediterra-neo si sono registrate violente fratture, ma anche
convergenze signifi-cative. Abbiamo assistito al degrado lento ed
inesorabile della questio-ne israelo-palestinese, alle guerre che hanno
seminato morte, abbiamo guardato questo mare senza poter gioire
della sua vista per un nodo alla gola che ci prendeva al pensiero della
la morte di migliaia di uomi-ni, donne e bambini a la ricerca di una
salvezza in un Europa, prodiga di buoni propositi e avara di
accoglienza. Ma abbiamo assistito anche alla mobilitazione di intere
generazioni di gente comune, di quella so-cietà civile che
caparbiamente ha continuato a lavorare per unire le due sponde
contro coloro che vogliono dividerle a tutti i costi. Uomi-ni e donne
di buona volontà a cui dobbiamo dare visibilità per il lavo-ro che
continuano a svolgere per la pace e la mutua comprensione e per non
fare passare la narrazione di un Mediterraneo ostaggio del
terrorismo e di uno pseudo Califfato. L’UNIMED si è sempre ispirata
a questa logica, spingendo le università, attraverso un intenso lavoro
progettuale ad affrontare problematiche, che le portavano in modo
diretto a contatto con i bisogni della gente. Una grande rete, un domani
forse più ampia, una specie di università senza le mura in cui la circolazione
del sapere e la messa in comune dei risultati della ricerca sia
messa al servizio di uomini e donne. In questa grande università, grazie
ai mezzi di comunicazione di cui oggi disponiamo, dobbiamo immaginare
la formazione dei giovani. Essi devono poter navigare come
pesci nell’acqua e passare dal mare di Tunisi a quello Beirut, da quello
di Bari a quello di Barcellona, giovani studenti che devono circolare
da Parigi ad Amman, da Tampere a Marrakech. Insomma bisogna spingere
la UE a fornire sempre più supporti finanziari al programma Erasmus
e in generale a quelli di mobilità.
In questi anni la politica ha manifestato il suo interesse sul ruolo
strategico che ha la cultura anche per prevenire ogni forma di razzismo,
di terrorismo, di xenofobia, ma non sempre alle parole sono seguite i
fatti, spesso abbiamo assistito a proclami, mentre le università subivano
nella realtà tagli alle loro entrate. Credo che uno dei problemi maggiori
che oggi si pone e di rispondere all’interrogativo: dove va il Mediterraneo?
L’UNIMED ha creato un centro studi che si avvale del lavoro
di analisi di giovani ricercatori i quali sono in contatto, grazie alla
nostra rete, con ricercatori senior e con specialisti di diverse aree. Questo
centro studi svolge ricerche e analisi sui maggiori problemi che attanagliano
il Mediterraneo, soprattutto quelli di carattere politico, culturale
ed economico. Ma non è certo il Centro Studi UNIMED che da
solo sarà capace di rispondere alle sfide che il Mediterraneo ci pone. Bisogna
realizzare un grande progetto che vede le diverse categorie professionali
riunite per discuterne: dai professori agli uomini d’affari,
dagli artisti ai politici, dagli studenti alle donne. È una esigenza e una
necessità per dare visibilità, come dicevo sopra, a chi ha continuato a lavorare
per questo mare, consapevole che il Mediterraneo è il nostro
destino.

Professor Franco Rizzi, Fondatore di UNIMED,  I 25 anni dell’UNIMED

in UNIMED. VENTICINQUE ANNI DI IMPEGNO PER IL MEDITERRANEO, a cura di F. De Giorgi, M. Di Donato, Castelvecchi Editore, Roma 2016